La foto del giorno

Autore:
Piergiorgio Firinu
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Piergiorgio Firinu

Il dilemma del maestro Kyogen

Se il critico..

Ermeneutica dell'oggetto.

Dionisio: l’ebbrezza della violenza

Metafora e melancolnia.

Morale estetica.

Forma e sensibilità

Ignoti a noi stessi.

La cultura è pre-giudizio.

Esperienza condivisa.

La cosa umana.

Analisi riflessiva.

Emozione e linguaggio.

Il gergo arido.

Azioni e conseguenze.

Arte e curiosità

Simbolo e rappresentazione.

Mostri

Le origini dell'arte Astratta (3)

Origini dell'arte Astratta (2)

Origine dell'arte astratta. (1)

Imitazione del nulla.

Bambini sapienti.

Tempo e pensiero

Duchamp e dintorni

Informare o stupire?

Luce purissima dell'Infinito

Melanctha e le altre.

Nel segno dell'Utopia.

Teologia della modernità.

Sine ira et studio

Ombre e miti

Immaginazione malata.

Il segno sofferto

Auto da fè

Insulta i santi, ma lascia stare Franti.

Neo manichei

L'origine dell'avanguardia.

L'arte da bere.

Fetonte e Icaro.

La fatica della libertà

Essere in se.

La forma sensibile.

Significato, valore.

Le opinioni degli altri.


Anime morte

Arte profetica.

Attualità di Benda.

Cura di se.

Dio perdona?

Elementi di semiologia.

Entropia del nulla.

Il Principio di responsabilità di Hans Jonas

La Dimensione Estetica di Herbert Marcuse

La falce di Crono.

La stirpe di Caino.

La volgarità e suoi cantori.

L'arte seduta.

Museo : ottimo ristorante.

Operaio di genio

Opinioni e teorie.

Osservare, capire?

Paredra

Parole e opere.

Radiofonia e Televisione Jacques Lacan

Reale, virtuale, banale.

Umano, unico.

La fatica della libertà

La libertà più di ogni altro ideale, religione inclusa, è stata causa di rivoluzioni, guerre, massacri. I principi della rivoluzione francese dell’’89, libertà, uguaglianza, fraternità, non si sono mai tradotti in realtà, non più di quanto siano osservati i dieci comandamenti. I fatti storici sono quasi sempre narrati in un’ottica positiva. Come è noto la storia la scrivono i vincitori. La narrazione è intessuta di frasi ad effetto, come quella attribuita a emiliano Zappata: “ preferisco morire in piedi che vivere in ginocchio”. Cosa direbbero Zappata e Simon Bolivar se vedessero Messico e Bolivia dominate da trafficanti di droga. La storia del Risorgimento italiano è ricca di episodi edificanti, e disseminata di morti per guerre e rivoluzioni inutili contro nazioni con le quali abbiamo ora rapporti di amicizia. C’è un punto che viene spesso trascurato, quando si parla di libertà si parla soprattutto del corpo. Emblematiche le teorie del femminismo, si scrive libertà si legge sesso. Il percorso storico dell’occidente, tra guerre e rivoluzioni, ha portato a una libertà solo apparente. I corpi sono liberi, le menti prigioniere di infiniti condizionamenti e suggestioni. Sembra trovare conferma la tesi che libertà e creatività sono incompatibili. Quando i popoli erano privi di libertà l’arte brillava nel fulgore della creazione. I maggiori scrittori della Russia erano sotto l’impero degli Zar e poi del comunismo. Marx, sulla scia della rivoluzione francese, insisteva perché la rivoluzione non fosse solo politica, ma sociale e culturale. In realtà, come ha scritto Hannah Arendt , la parte avuta dai rivoluzionari di professione era ispirata quasi sempre dal conformismo del passato. Il vero compito era quello di assicurare la continuità, anche perché non si sottolinea mai abbastanza, che la quasi totalità dei “rivoluzionari” erano in realtà borghesi che per ragioni esistenziali e si opponevano alla loro classe. Lo stesso Marx era figlio di un avvocato e apparteneva alla classe borghese, come Engels figlio di un ricco industriale tessile. Un certo interesse per l’arte era riscontrabile in suo genero Paul Lafargue e in altri rivoluzionari, Wilhelm Liebknecht, Clara Zetkin, Rosa Luxemburg, soprattutto in Plechanov, Lunacarskij e Trochij. Ma tutto questo non ha portato alla libertà, come la storia ricorda. La libertà non è un dono ma una faticosa e continua presa di coscienza dei nostri limiti. Avere una atteggiamento del genere presuppone l’esercizio della volontà e una buona dose di umiltà. Nell’ambiente nel quale si è formato Carlo Marx, convivevano socialisti anarchici, utopisti. Il dibattito sulla libertà era vivo. Del gruppo faceva parte Johann Caspar Schmidt che con lo pseudonimo di Max Stirner, nel 1845, scrisse “L’unico e la sua proprietà”, libro che all’epoca fece scalpore, tanto che fu attaccato violentemente da Marx nel libro “L’ideologia tedesca”. E’ significativo il fermento tra politica e arte. Specie Engels, che amava il disegno e si cimentava nel ritrarre spesso le riunioni dei gruppi in schizzi abbastanza pregevoli. Marx aveva una passione particolare per l’arte e la civiltà greca. La sua tesi di laurea in filosofia che discusse all’Università di Jena nel 1841, era intitolata: “Differenza tra la filosofia di Democrito e quella di epicureo”. Secondo Marx l’uomo si distingue dagli animali non solo per la capacità di produrre indipendentemente dai bisogni fisici immediati, ma perché egli segue le leggi della bellezza che si esprime attraverso l’arte. Tale atteggiamento risaliva a Hegel il quale sosteneva che lo sviluppo della storia implica l’utilizzazione dello spirito nelle sfere ascendenti della religione, dell’arte, della filosofia; non appena l’arte, che viene dopo la religione, avrà esaurito tutte le sue possibilità, perderà ogni funzione. Tale opinione era condivisa dai giovani hegeliani. Non era stata prevista la forza del mercato che, spazzando via ogni riferimento alla cultura e allo spirito, ha permesso sì la sopravvivenza dell’arte, ma solo come produzione di oggetti in funzione ludica inserita nel gran flusso di consumismo della società contemporanea.


Piergiorgio Firinu
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