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La volgarità e suoi cantori. |
In principio era Artthur Rimbaud con la cupa poesia di Una Stagione in inferno. La sua opera emanava pensieri dolorosi, titoli come Faim, Villes, Vagabonds. Il poeta bambino vittima della propria incapacità a resistere. Poi venne la Notte e le Bagattelle di Louis Ferdinand Céline. Rabbia e pensieri cupi, ma erano pur sempre pensieri. Blaise Pascal scriveva: l’uomo è una canna che pensa, nella capacità di pensare sta la sua superiorità sugli altri animali. Forse peccava di ottimismo, come quando si batteva contro i Gesuiti assertori di un permissivismo morale. Il pensare è un’azione neutra. La banalissima risposta alla domanda: “ Cosa pensi?” Risposta “Nulla” ora è letteratura e arte. Tutto sembra svolgersi all’insegna del motto “épater les bourgeois” che però nella trasgressione nel cattivo gusto ci sguazzano come porci in un pantano. Arbitro assoluto nel circo Barnum del cattivo gusto è il mercato, l’obiettivo è il bestseller. Il resto è retorica che ostacola le nuove tendenze. Libri del genere “La vita sessuale di Catherine M” della critica d’arte Catherine Millet, sono un tipico prodotto dell’epoca in cui viviamo. “Ricorda con rabbia” di John Osborne è ormai un testo per seminaristi. Dopo il successo di Trainspotting di Irvine Welsh il flusso di oscenità non ha cessato di scorrere, dalla Scozia, e non solo, contribuendo non poco ad aumentare il numero dei drop out mentali. La dèbacle sociale la si vede anche dalla crescita esponenziale di minus habens che compiono gesti di stupido autolesionismo. Alcol, droga, gesti come quello dei ragazzini che si divertono ad attraversare a piedi un’autostrada per filmarsi e mettere le scene di pura idiozia su You Tube. Siamo iper cinetici, abbiamo perso il senso della nostra esistenza che si identifica con edonismo e consumo. La cultura contribuisce al degrado anziché contrastarlo. |
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